malattia da reflusso gastroesofageo
Domanda
Gentilissimo Dottore,
Le scrivo nella speranza di ricevere confortanti informazioni circa la nuova tecnica di intervento “Esophix”.
Sono una ragazza di 27 anni affetta da reflusso gastroesofageo accertato clinicamente come patologico. Non è emersa la presenza di ernia jatale (gastroscopie/raggix), e non presento erosioni significative all’esofago (Vittorio Emanuele di Catania mi ha parlato di Nerd), ma l’esame monometrico ha evidenziato una incapacità marcata e definita come patologica. I farmaci assunti, anche se in dosi massime e per lungo periodo, non hanno eliminato i sintomi ma semplicemente mi permettono di nutrirmi - con scrupoloso equilibrio nella selezione degli alimenti/orari – un minimo.
Avverto tutta una serie di sintomi primari e secondari che non mi permettono di vivere “normalmente”, i farmaci non hanno rappresentato una soluzione e la mia giovane età non mi prospetta nulla di positivo nello sviluppo della patologia. Recentemente ho letto della nuova tecnica “Esophix”. Si tratta di un intervento ancora in fase di sperimentazione? Se effettuato, preclude la possibilità di ulteriori interventi? Ho letto circa la incoraggiante percentuale di casi risolutivi (80%). Nel caso in cui non dovesse risultare risolutivo si torna semplicemente alla terapia farmacologia o si sono verificati casi di peggioramento a prescindere dalla assunzione di farmaci?
Domanda inserita lunedì 2 aprile 2007 23.06
Risposta
Comprendo bene l'impatto dei suoi sintomi sulla qualità di vita ed è ora noto che i pazienti affetti, come lei, dalla forma non-erosiva di malattia da reflusso rispondono meno bene alla terapia medica e chirurgica e, sopratutto, hanno precoci e frequenti recidive dei sintomi alla sospensione dei farmaci. Da quello che scrive sembra che lei sia resistente alla terapia medica (il miglioramento dei sintomi è solo parziale, anche a doppia dose di inibitori di pompa protonica) ma non sembra che abbia eseguito l'esame ambulatoriale di pH-impedenzometria delle 24 ore. Quest'ultimo consente, specie nei pazienti resistenti ed in corso di terapia, di comprendere meglio il meccanismo dei suoi sintomi, esofagei ed extra-esofagei, a volte dovuti a reflusso poco o non-acido, e quindi meno sensibili alla terapia acido-soppressiva. La procedura endoscopica esophix, ancora sperimentale, e di cui non sono ancora disponibili dati di efficacia a medio o lungo termine, determina un ostacolo meccanico al reflusso in parte simile a quello ottenuto con la chirurgia. Sono stati studiati pazienti con esofagite erosiva e sempre dopo uno studio pH-metrico. Io aspetterei ancora, ma farei l'esame diagnostico prima possibile.
Risposta dal Board di esperti SIGE lunedì 21 maggio 2007 1.22