F.A.Q. - Fegato

1) Cosa significa Epatite? Ed Epatite Cronica?

E' un termine generale che si usa per indicare la presenza di un’infiammazione del fegato. Con il termine di Epatite Cronica si intende quella forma di epatite che non si risolve dopo la fase acuta, ma prosegue nel tempo.


2) Agli esami ematici, mi è stato riscontrato il valore delle transaminasi aumentato: che cosa sono?


Le transaminasi (AST/ALT o GOT/GPT) sono degli indici di danno delle principali cellule del fegato, gli epatociti. Questi indici aumentano in corso di gran parte delle patologie epatiche: tra le più comuni, le epatopatie virali, tossiche e le sindromi colestatiche.


3) Agli esami ematici, mi è stato riscontrato il valore della bilirubina aumentato: che cosa significa?


La bilirubina è un prodotto di degradazione di alcune cellule del sangue: i globuli rossi. Viene eliminata dal fegato, immessa nell’intestino attraverso la bile. Un suo aumento, quindi, significa che è in atto un deficit di eliminazione della bilirubina da parte del fegato. Ciò generalmente è dovuto a un danno delle cellule del fegato deputate a tale funzione, gli epatociti, oppure a una ostruzione e/o danno delle vie biliari, che trasportano la bile all’intestino. Meno frequentemente, un aumento della bilirubina è dovuto ad una patologia ematologica che determina una maggior degradazione dei globuli rossi.


4) Cosa significa Cirrosi Epatica?


La Cirrosi è il risultato della progressione di una Epatite Cronica. L’infiammazione cronica del fegato determina un totale sovvertimento dell’architettura normale dell’organo, definito, appunto, Cirrosi. Come conseguenza si ha la progressiva insufficienza funzionale del fegato.


5) Che cos’è l’epatite virale?


Le due principali forme di epatite virale (da virus B e C) si possono trasmettere attraverso il sangue ed attraverso il contatto con liquidi biologici infetti. In questo senso vi sono delle differenze tra virus dell’epatite B e dell’epatite C. Nell’epatite B è stata descritta la possibilità di trasmissione per via sessuale, dove sembra un rischio più definito che si verifica in circa un 3% dei casi. Il virus dell’epatite B ha anche una trasmissione materno-fetale: se non si interviene con la vaccinazione del neonato, il rischio della trasmissione può variare dal 10-40% (nei casi di madre infetta da HBV difettivo, cioè con HBe antigene negativo) fino al 70-90% (nei casi di madre infetta da HBV difettivo, cioè con HBe antigene positivo). Altre modalità descritte sono quella dello scambio di siringhe infette, tra i tossicodipendenti, e, meno frequentemente, agopunture, procedure di tatuaggio e, più raramente, trasfusioni e dialisi (in circa l’1% dei casi).
La trasmissione dell’epatite C, invece, si verifica quasi esclusivamente per via “percutanea”: a rischio sono quindi lo scambio di siringhe o di altro materiale infetto, la dialisi e le emotrasfusioni. Il virus dell’epatite C, rispetto al B, si trasmette con più difficoltà per via sessuale o per via materno-fetale: in questi casi il rischio di trasmissione dell’infezione è molto più basso, ritenuto quasi nullo da molti autori. È stato osservato che il rischio può divenire di una certa consistenza nel caso in cui la viremia (che indica l’entità della replicazione virale) sia particolarmente elevato.


6) Come si trasmette l’epatite virale?


Chi ha fatto uso di droga per via endovenosa scambiando aghi e siringhe; chi si sottopone a tatuaggi o piercing in ambienti non idonei e con strumenti non sterilizzati; chi ha ricevuto trasfusioni di sangue prima del 1991 (per l’epatite C), chi ha avuto rapporti sessuali non protetti e promiscui.


7) Qual’è la quantità di alcol che è possibile bere senza esporsi al rischio di danno al fegato?


Non è possibile dare una risposta precisa a questa domanda. Infatti i fattori che possono influire sul danno al fegato da parte dell’alcol sono numerosi (età, sesso, abitudini alimentari, assunzione di farmaci, la contemporanea presenza di altre malattie di fegato etc.), tale per cui delle stesse quantità possono essere dannose in un soggetto e non in un altro. È stato comunque stimato che un consumo giornaliero superiore a 40 grammi di alcol (1 litro di birra, ¾ di litro di vino, 1 bicchiere di superalcolici) nell’uomo e 20 grammi nella donna costituiscono certamente un rischio per lo sviluppo di malattie croniche di fegato.


8) Sono stato sottoposto ad un’ecografia addominale per dei problemi renali di cui soffro da tempo. Mi sono stati riscontrati dei calcoli della colecisti: che cosa debbo fare? Devo operarmi per togliere la colecisti?


La maggior parte delle persone che hanno calcoli della colecisti non sviluppano mai, nel corso della vita, problemi relativi ad essi. La colecisti va asportata solo in presenza di sintomi (coliche biliari) o quando la presenza dei calcoli dà complicanze come la colecistite, la colangite o la pancreatite.


9) Due mesi fa ho avuto una colecistite dovuta a dei calcoli alla colecisti. Mi hanno detto che devo sottopormi ad un intervento chirurgico per rimuoverla; mi è stato suggerito l’intervento in “laparoscopia”, ma non ho capito bene cosa significa e quali siano i suoi vantaggi.


L’intervento di colecistectomia (= asportazione della colecisti) per via laparoscopica consiste nel rimuovere la colecisti senza necessità di aprire l’addome. Ciò è possibile grazie all’inserimento di una videocamera microscopica attraverso un piccolo foro praticato sull’addome. In questo modo è possibile visualizzare la colecisti ed asportarla inserendo, sempre tramite dei piccoli fori, degli appositi strumenti chirurgici. Il vantaggio dell’approccio laparoscopico, rispetto a quello “tradizionale”, è soprattutto quello di minimizzare i tempi di degenza, oltre ad un minore impatto estetico delle cicatrici.


10) Sono affetto da lungo tempo da una epatite cronica HCV che il mio medico dice essere non attiva: ho letto che sono a rischio per un tumore al fegato. Cosa debbo fare per prevenire questa eventualità?


L’epatite cronica da HCV, come tale, non è una condizione di rischio per l’insorgenza di neoplasia primitiva del fegato. Piuttosto lo è invece la sua evoluzione verso la cirrosi epatica: in quel caso è opportuno sottoporsi, due volte all’anno, al dosaggio sierico, attraverso degli esami ematici, dell’alfa-feto proteina, e ad un’ecografia epatica, possibilmente con mezzo di contrasto.

 
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